“Mammà, papà, non voglio andare a scuola!”

Questa frase può racchiudere molteplici interpretazioni, ma stranamente, un bambino o un adolescente, vittima di bullismo o di fobia scolare, potrebbe non riuscire ad esprimere a parole il proprio disagio. Vostro figlio, piuttosto che dirvi apertamente che qualcosa non va, potrebbe utilizzare altri canali, come il corpo, mostrando malessere fisico, mal di testa o mal di pancia, disturbi del sonno, isolamento, attacchi di panico. Anche alcuni episodi, all’apparenza più o meno comprensibili, come un cellulare che sparisce… “l’ho perso” o la richiesta più o meno costante di piccole somme di denaro, uniti ad altri cambiamenti, potrebbero rappresentare un campanello d’allarme, attraverso il quale vostro figlio vi sta dicendo in realtà altro.

Attenzione, tutto va osservato e contestualizzato e non tutti questi esempi sono sintomi esclusivi di un bambino o adolescente, vittima di bullismo o fobia scolare.

Cominciamo, distinguendo il bullismo dalla fobia scolare o rifiuto scolastico:

Il termine italiano “bullismo” è la traduzione   letterale di “bullying”, parola inglese comunemente usata nella letteratura   internazionale per caratterizzare il fenomeno delle prepotenze tra pari in   contesto di gruppo. “Il bullismo si configura come un fenomeno dinamico,   multidimensionale e relazionale che riguarda non solo l’interazione del   prevaricatore con la vittima, che assume atteggiamenti di rassegnazione, ma   tutti gli appartenenti allo stesso gruppo con ruoli diversi”   (tuttoscuola.com).  

SINTOMI: Stress emotivo e senso di impotenza nell’affrontare la situazione e tentare di mettervi fine; maggior rischio di sviluppare disturbi mentali, come ansia o depressione; manifestazione di tendenze autolesioniste, o persino suicide; calo del rendimento scolastico e difficoltà a socializzare. 

La fobia scolare è una condizione emotiva caratterizzata   dalla presenza di una forte resistenza e spesso da un’aperta opposizione ad   andare a scuola e/o   rimanervi per l’intera giornata (Kearney & Silverman, 1996). Anche se   in letteratura si è spesso usata l’etichetta di fobia scolare,   attualmente si preferisce usare la definizione di “rifiuto scolastico”   per identificare questo disturbo (Kearney & Silverman, 1996), che   consiste in una marcata paura nei confronti dell’ambiente scolastico a causa   di un senso di vulnerabilità e di pericolo lontano da casa”.  Il rifiuto scolastico   è riconosciuto come disturbo invalidante dal 2005 (Maillard, 2012).

SINTOMI: I sintomi tipici di questa fobia in genere compaiono improvvisamente all’inizio dell’anno scolastico ed   una volta scomparsi, possono ricomparire, ad esempio, a seguito di una lunga   assenza per malattia o dopo un periodo di vacanza. Se invece il sintomo   compare in modo brusco, quando ormai la fase dell’inserimento è stata   superata senza grosse difficoltà, allora si può pensare che la causa sia   riconducibile ad un episodio specifico, come ad esempio un evento stressante   vissuto a scuola o a casa, un litigio con un   compagno, problemi con un insegnante, malesseri fisici vissuti a scuola o   ancora insuccessi nei compiti didattici.    In questi bambini o adolescenti, nel passaggio dalla scuola primaria a   quella secondaria, o da questa alle scuole superiori, si riscontrano   insicurezza, bassa autostima, incertezza sulle proprie capacità o   sull’affrontare le nuove e più impegnative richieste di studio. Nella   società moderna, la fobia scolare è in aumento proprio a causa delle numerose   pressioni sociali e familiari che bambini e ragazzi ricevono. 

ESORDIO: Nonostante possano essere presente a qualsiasi età,  esordiscono con maggiore frequenza in bambini di 5-6 anni, di 10-11 anni o in   adolescenti tra i 12 e i 17 anni.     

Il tema della fobia scolare e del bullismo è molto complesso, in quanto vanno analizzate diverse variabili: il temperamento del bambino, il suo contesto familiare, sociale, l’ambiente scolastico e il suo funzionamento, insomma dovremmo ampliare la nostra analisi per avere tutti gli elementi necessari. Ogni essere umano è unico, con le sue resilienze e le sue debolezze e questa è la prima variabile da non dimenticare.

Vorrei attirare la vostra attenzione su una riflessione, che invece, può attraversare queste variabili ed essere comune a diverse storie di bambini ed adolescenti. Come scritto all’inizio di questo articolo, le vittime di bullismo potrebbero non riuscire a chiedere aiuto verbalmente e “chiaramente”, per cui, ciò che potrebbe aiutarli, anche in un’ottica preventiva, è il sostegno, che potremmo definire anticipato, dei genitori.

Approfondiamo questo concetto. Non mettiamoci la pressione, allontaniamo la paura di non essere dei buoni genitori e le frasi “in ogni caso, è sempre colpa dei genitori”.

Vi invito a pensare “avec bienveillance” se nelle vostre famiglie c’è uno spazio e un tempo per affrontare questo tema con i vostri figli. Infatti, è importante prendere del tempo per dire ai vostri figli, che questo fenomeno esiste e che può essere difficile da gestire da soli: parlarne serve a creare una rete di sostegno al bambino/ragazzo, alle famiglie e al sistema scolastico. Questa rete sarà inizialmente invisibile, ma il bambino sa che in famiglia c’è uno spazio che è aperto, pensato dai genitori per lui/lei, come una stanza in cui potersi rifugiare. Se vostro figlio dovesse averne bisogno, sa che può farci affidamento, con i suoi tempi e le sue modalità.

Essere vittima di un bullo o di una fobia, significa attraversare il tema dell’autostima, avere pensieri negativi su sé stessi e gli altri e provare emozioni forti come la vergogna, la paura e la tristezza. Emozioni fortemente arcaiche, che possono rendere impotenti e destabilizzare chi sta attraversando una fase della vita “in bilico”, come un adolescente.

Laboratori di prevenzione nelle scuole, gruppi di parola, libri che sotto forma di storie trattano questo tema sono gli strumenti che possono essere utili ai genitori per aprire questa porta con i propri figli. Parlare e dare spazio a questi temi sembra essere la prima risposta possibile per affrontare questo problema. Può sembrare facile o banale, ma è necessario che il genitore contenga e faciliti la parola per far capire al proprio figlio che non è solo.

Per concludere ecco alcuni libri da consultare se volete approfondire questi temi:

Bullismo e adolescenza” di Marini e Mameli (ed. Carocci Editore). Un libro più teorico, che tratta a 360 gradi il fenomeno del bullismo in adolescenza e approfondisce il ruolo dell’adulto.

Stop al cyberbullismo. Per un uso corretto e responsabile dei nuovi strumenti di comunicazione”, di Iannaccone (ed. la Meridiana).  Il libro approfondisce il tema del bullismo informatico e mette l’accento sulle diverse figure del bullismo.

Io non ho paura. Capire ed affrontare il bullismo” di R. Trinchero (ed Franco Angeli). Il testo guida il lettore all’analisi di alcuni casi emblematici, raccontati da insegnanti che hanno affrontato il problema, con lo scopo di aiutare a comprendere quale prevenzione pensare.

Piccoli bulli crescono. Come impedire che la violenza rovini la vita ai nostri figli” di Oliveiro Ferraris (ed. Bur Psicologia e società, Rizzoli). Aggressori o aggrediti, i bambini sono tutti vittime. Il libro aiuta gli adulti a decifrare questo fenomeno e a leggere al di là del comportamento aggressivo.

Articolo a cura di Sara Leotta

Bibliografia

Marini, F., Mameli, C. (2004) “Bullismo ed adolescenza”, Carocci editore.

www.bullismo.it

www.orizzontescuola.it

www.e-abc.eu/it/bullismo

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