IL GRUPPO COME STRUMENTO TERAPEUTICO

Scegliere di andare dallo psicologo per iniziare un percorso individuale non è una scelta semplice. Spesso, però, si pensa ad una psicoterapia individuale e solo in un secondo momento, sotto consiglio di un terapeuta, si passa all’opzione della terapia di gruppo. Di cosa si tratta?

Il gruppo come setting o cadre terapeutico è uno strumento molto potente. Nella vita psichica di ognuno di noi, l’altro è regolarmente presente, nel processo di trasmissione e di apprendimento, nella ricerca di sostegno, confronto, contenimento e nel conflitto.

Lo psicoanalista britannico Wilfred Bion è noto per il suo contributo allo studio del gruppo come strumento clinico. Teorizzò ed esplorò i principi che stanno alla base dei gruppi terapeutici: “il gruppo…è qualcosa di diverso da un semplice aggregato di individui”. Bion parla di “mentalità di gruppo” o di “mente gruppale”: si tratta di un serbatoio comune costruito dagli individui che lo compongono, a cui attingere in termini inconsci. Inoltre, sottolinea come uno scopo comune possa spingere i membri a “lavorare” insieme per raggiungere un obiettivo comune. Le sue riflessioni cliniche sul ruolo del leader, sugli “assunti di base” del gruppo sono solo alcuni degli aspetti che sottolineò e che ci ricordano come il linguaggio psichico ed i suoi contenuti si sviluppano attraverso il nostro vivere in gruppo, in società.

Dopo Bion, altri psicoanalisti come Kaës e Foulkes, continuarono a lavorare, studiando ed usando il gruppo come strumento terapeutico.

Nella fase adolescenziale, il gruppo è un vero punto di riferimento: attraverso lo stare insieme, si impara, si cresce, si condividono punti di vista, ci si scontra, ci si uniforma e ci si differenzia dall’altro. Per la stessa ragione, la scelta del gruppo come contesto terapeutico può essere possibile, soprattutto se “il tema del gruppo” accomuna ragazzi che presentano una stessa problematica.

I gruppi di parola nascono in Canada e permettono di creare uno spazio in cui contenere e scambiare emozioni e vissuti, pensare diversamente il confronto, il conflitto e lo stare insieme. Riducono i fattori di rischio e possono potenziare risorse individuali e fattori di resilienza. In una sola frase, attraverso il gruppo, ogni partecipante si dice che “qui, nel gruppo e in effetti anche fuori, di questo tema si può parlare”: mettere in parola è possibile insieme agli altri.

In effetti, i gruppi di parola si costruiscono attorno ad una tematica, come per esempio: il bullismo, la separazione, il lutto, i disturbi del comportamento, l’ansia.

Il gruppo di parola è uno strumento utile anche per gli adulti: anche in questo caso, condividere in gruppo la propria esperienza, su tematiche diverse può facilitare la possibilità di riscoprire le proprie potenzialità e rafforza il sentimento di essere contenuti da un contesto clinico protetto dal o dai terapeuti.

Articolo a cura di Sara Leotta

Bibliografia

G. Lo Verso, T. Raia, Il Gruppo Psicodinamico come strumento di lavoro, FrancoAngeli, Milano, 2008.

Kaës, Laurent, Le processus thérapeutique dans les groupes, Eres, Toulouse, 2009.

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